Dal Portogallo un modello per ripensare l’energia nelle strutture sanitarie — anche in Italia  

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano un’evoluzione significativa nel modo in cui l’energia viene prodotta, distribuita e vissuta dalle persone. Sono un’idea semplice ma potente: generare energia rinnovabile a livello locale e condividerla con gli utenti nelle vicinanze. Oltre a produrre elettricità per il consumo individuale, gli impianti solari sono progettati per andare oltre i bisogni del consumatore principale. Questo permette di condividere l’energia in eccesso con altri membri della comunità, anche per chi non ha i mezzi o lo spazio per installare dei pannelli propri. Ma non si tratta solo di ridurre i costi delle bollette o l’impatto ambientale: queste iniziative promuovono un accesso più equo e partecipato all’energia, aprendo nuove possibilità anche in settori dove l’affidabilità e la sostenibilità sono fondamentali, come quello sanitario. 

In Portogallo, questo nuovo paradigma è già una realtà. Le CER si stanno affermando, infatti, anche nel mondo della sanità, grazie a progetti che integrano impianti fotovoltaici e reti locali per fornire energia pulita a ospedali, centri di ricerca e strutture pubbliche. Due esempi emblematici sono quelli promossi dal Gruppo Greenvolt, leader globale nel settore dell’energia 100% rinnovabile, che opera in Italia con progetti decentralizzati attraverso Greenvolt Next, e con progetti su larga scala nel solare, eolico e stoccaggio di energia tramite Greenvolt Power — con oltre 160 progetti di comunità energetiche sviluppati fino ad oggi, di cui 65 già operativi, anche nel settore sanitario. 

Belenenses

Fondazione Champalimaud: prima istituzione sanitaria alimentata interamente da energia verde  

Nel cuore di Lisbona, la Fondazione Champalimaud presso il Champalimaud Centre for the Unknown unisce ricerca avanzata e assistenza clinica di eccellenza nei campi delle neuroscienze, dell’oncologia e della prevenzione della cecità. 
In linea con la sua visione orientata al futuro, la Fondazione, in collaborazione con il Gruppo Greenvolt ha intrapreso un percorso ambizioso verso la completa sostenibilità energetica, puntando a diventare la prima istituzione sanitaria al mondo alimentata esclusivamente da fonti rinnovabili entro cinque anni. 

Questa ambizione è sostenuta da una Comunità Energetica Rinnovabile con epicentro presso il centro Champalimaud, dove 1.580 pannelli solari sul tetto forniscono una capacità installata di 861 kWp. Ciò si traduce in una produzione annua di 1.437 MWh di energia pulita, evitando più di 380 tonnellate di emissioni di CO₂ ogni anno. Oltre alla produzione in loco, la Fondazione beneficia anche dell’energia pulita condivisa da altre comunità vicine nel raggio di 4 km — in particolare dallo stadio di calcio del Belenenses FC, che destina il 75% del proprio surplus energetico alla Fondazione.  

La Comunità Energetica di AstraZeneca: energia condivisa per la sanità pubblica 

Anche AstraZeneca, multinazionale biofarmaceutica con sede nei pressi di Lisbona, ha scelto di investire in una Comunità Energetica Rinnovabile che non solo alimenta interamente la propria sede — con una produzione annua di circa 400 MWh — ma condivide il surplus con realtà del territorio. 

La Comunità Energetica è stata, infatti, creata in collaborazione con il Gruppo Greenvolt, con una missione più ampia: permettere la condivisione dell’energia in eccesso con organizzazioni vicine nel raggio di 4 km — tra le quali l’Ospedale Prof. Dott. Fernando Fonseca, una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale portoghese che serve oltre 550.000 pazienti. Come parte di questa iniziativa, AstraZeneca ha deciso di fornire all’ospedale circa 100 MWh di energia rinnovabile all’anno, a un costo significativamente ridotto. Questo contributo sostiene la missione dell’ospedale di offrire cure sanitarie di alta qualità in modo sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico. 

Verso un modello replicabile anche in Italia  

Le esperienze portoghesi dimostrano come le Comunità Energetiche Rinnovabili possano rappresentare un’opportunità concreta anche per il settore sanitario. In un contesto in cui la sicurezza dell’approvvigionamento, la sostenibilità ambientale e l’efficienza economica sono sempre più centrali, questi modelli offrono una risposta efficace e scalabile.

Non si tratta solo di produrre energia da fonti rinnovabili, ma di creare reti di condivisione che rafforzino il legame tra istituzioni, cittadini e territorio, generando benefici ambientali e sociali.

Anche in Italia esiste un grande potenziale per applicare soluzioni simili. Le strutture sanitarie pubbliche e private, spesso energivore e sensibili ai costi, potrebbero diventare protagoniste di un nuovo modo di pensare l’energia: più vicino, più giusto, più sostenibile. Scopri di più sulle Comunità Energetiche Rinnovabili: Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) – Next